L’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, meglio nota come Frontex, si rafforza per far fronte ai nuovi scenari, con una nuova proposta di revisione del regolamento che mira a 30mila unità il numero di agenti, ampliare le competenze dell’Agenzia sui rimpatri, istituire una forza di intervento rapido per le emergenze e introdurre nuovi strumenti di monitoraggio delle minacce online. L’iniziativa, presentata martedì dalla Commissione europea, arriva in un momento in cui, secondo i dati illustrati dall’esecutivo comunitario gli attraversamenti irregolari delle frontiere esterne dell’Unione sono diminuiti del 55% negli ultimi due anni, mentre il tasso di rimpatrio è salito al 32-33%.

“Le nostre riforme stanno producendo risultati. L’immigrazione irregolare è in calo, i rimpatri aumentano e le minacce vengono fermate alle frontiere”, ha dichiarato il commissario per gli Affari interni e le Migrazioni, l’austriaco Magnus Brunner, parlando ai giornalisti in conferenza stampa a Bruxelles al termine del Collegio dei commissari, al fianco della vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen.

Come indicato da Brunner il calo è stato particolarmente significativo lungo alcune delle principali rotte migratorie che ha portato a una riduzione del 95% degli attraversamenti irregolari lungo la rotta dei Balcani occidentali negli ultimi tre anni e dell’80% lungo le rotte dell’Africa occidentale e del Mediterraneo centrale negli ultimi due anni.

Secondo il commissario, i risultati sono riconducibili alle riforme europee in materia di migrazione e asilo, alle nuove norme sui Paesi di origine sicuri e sui Paesi terzi sicuri, oltre che al rafforzamento della cooperazione con i Paesi partner.

Brunner ha inoltre richiamato i risultati del nuovo sistema europeo di ingressi e uscite (Entry/Exit System, EES), che secondo i dati da lui forniti ha registrato nell’ultimo anno circa 250 milioni di ingressi e uscite, impedendo l’accesso al territorio dell’Unione a 80mila persone, equivalenti a circa 220 al giorno. Di queste, 2mila sarebbero state fermate perché considerate una minaccia per la sicurezza europea.

“La protezione delle frontiere esterne è un compito fondamentale per qualsiasi Stato. È una condizione necessaria per difendere le nostre libertà e la nostra sicurezza, ma anche per rafforzare la fiducia tra gli Stati membri”, ha affermato Brunner.

Frontex verso 30mila agenti, una nuova riserva europea

La prima e più discussa direttrice della proposta riguarda il rafforzamento del personale e delle capacità operative dell’Agenzia. Nello specifico la Commissione propone di aumentare progressivamente il corpo permanente di Frontex fino a 30mila unità, attraverso la creazione di una nuova riserva europea per le frontiere e i rimpatri (European Border and Return Reserve) composta da 17mila agenti, che rimarranno a disposizione degli Stati membri e potranno essere mobilitati in caso di necessità.

La riforma prevede inoltre il raddoppio del personale proprio dell’Agenzia e il mantenimento dei 7mila agenti già distaccati dalle autorità nazionali.

Frontex potrà anche acquistare, noleggiare e detenere in comproprietà mezzi e attrezzature, partecipando ad appalti congiunti con gli Stati membri. L’Agenzia potrà inoltre operare come centrale europea di acquisto, anche per strumenti digitali e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale.

Secondo Brunner, il rafforzamento delle risorse dovrà essere accompagnato da una maggiore capacità di pianificazione strategica, per garantire che il sostegno operativo venga indirizzato dove gli Stati membri ne hanno maggiore necessità.

L’Agenzia assumerà inoltre un ruolo più importante nella formazione delle guardie di frontiera nazionali, per favorire l’applicazione di standard comuni lungo tutte le frontiere esterne dell’Unione.

Un’altra novità illustrata dal commissario riguarda la creazione di un ufficio di supporto per i visti (Visa Support Office), che aiuterà gli Stati membri ad affrontare fenomeni come le frodi documentali.

Una forza di intervento rapido

La seconda area di intervento riguarda invece il rafforzamento della capacità di risposta alle crisi, anche alla luce di quanto accaduta nell’exclave spagnola di Ceuta a fine luglio, dove, secondo la Commissione, sono emersi alcuni limiti dell’attuale mandato dell’Agenzia.

Per evitare il ripetersi di tali crisi, Bruxelles propone di istituire una Quick Reaction Force, una forza di intervento rapido che potrà essere dispiegata alle frontiere esterne in presenza di situazioni di emergenza. “Vogliamo che Frontex possa arrivare in poche ore, non in settimane come avviene oggi”, ha dichiarato Brunner.

Il commissario ha spiegato che le nuove capacità operative dovranno consentire all’Agenzia di intervenire prima che una situazione critica si trasformi in una crisi vera e propria, facendo riferimento agli attraversamenti organizzati, alle minacce ibride, alla strumentalizzazione dei movimenti migratori e alle attività delle reti di trafficanti.

Rispondendo a una domanda sulle modalità di attivazione della nuova forza di intervento, Brunner ha precisato che il dispiegamento potrà avvenire soltanto su richiesta dello Stato membro interessato. “Questo approccio non cambierà. Sarà sempre necessaria una richiesta dello Stato membro, ma l’intervento potrà essere molto più rapido”, ha chiarito il commissario austriaco.

Il nuovo regolamento prevede inoltre il rafforzamento dello scambio di informazioni attraverso la rete EUROSUR, introducendo l’obbligo per gli Stati membri di segnalare entro 24 ore gli eventi che potrebbero avere un impatto significativo sulle frontiere esterne dell’Unione.

Un centro europeo per monitorare i social media

Tra le novità figura anche l’istituzione di un Online Monitoring and Response Centre, un centro incaricato di individuare precocemente le minacce alla sicurezza delle frontiere attraverso l’analisi delle informazioni disponibili online.

“Per la prima volta Frontex avrà un mandato esplicito per monitorare i social media alla ricerca di contenuti che mettano in pericolo le persone, ma anche la sicurezza delle frontiere”, ha spiegato Brunner.

Secondo la Commissione, il monitoraggio riguarderà contenuti pubblicamente accessibili e servirà a individuare tendenze potenzialmente pericolose, comprese quelle collegate all’organizzazione di attraversamenti irregolari e alle attività delle reti criminali.

Il centro contribuirà inoltre alle iniziative contro i contenuti illegali online connessi ai rischi per la sicurezza delle frontiere.

Le nuove competenze dovranno essere esercitate nel rispetto delle norme europee sulla protezione dei dati personali e dei diritti fondamentali, aspetti che saranno oggetto dell’esame della proposta legislativa.

Rimpatri, Frontex diventerà il principale coordinatore europeo

Il terzo elemento centrale della riforma riguarda i rimpatri delle persone che non hanno diritto di soggiornare nell’Unione europea. Secondo Brunner, il tasso attuale di rimpatrio, pari al 32-33%, rimane insufficiente, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni.

“L’efficacia della nostra politica migratoria dipende anche dalla capacità di applicare concretamente le decisioni adottate”, ha affermato il commissario.

Brunner ha ricordato che nel 2025 Frontex ha contribuito all’esecuzione di quasi 64mila rimpatri, organizzando oltre 220 voli charter e fornendo assistenza alla reintegrazione a circa 20mila persone.

La Commissione intende ora trasformare Frontex nell’attore centrale dell’Unione europea per il coordinamento delle operazioni di rimpatrio, attribuendole maggiori responsabilità nella pianificazione strategica, nella gestione delle operazioni e nel sostegno alla reintegrazione.

A questo scopo è prevista la creazione di un Return Coordination Centre, un centro incaricato di raccogliere e analizzare le informazioni operative e di coordinare il sostegno agli Stati membri. L’Agenzia potrà intervenire lungo l’intero percorso, dall’identificazione delle persone interessate e dalla consulenza sul ritorno volontario fino all’esecuzione dei rimpatri e all’assistenza per la reintegrazione nei Paesi di destinazione.

“Frontex sarà responsabile del sostegno ai rimpatri dalla A alla Z”, ha spiegato Brunner.

Nuove competenze anche per i rimpatri tra Paesi terzi

Una delle innovazioni più significative riguarda la possibilità per Frontex di assistere direttamente i Paesi terzi nell’organizzazione di operazioni di rimpatrio verso altri Paesi terzi.

Nello specifico, la proposta consentirà all’Agenzia di fornire supporto tecnico e operativo anche al di fuori del territorio dell’Unione europea, subordinatamente alla conclusione di accordi con i Paesi interessati e nel rispetto dei diritti fondamentali e delle norme internazionali.

In merito ad eventuali e difficili intese con Paesi terzi, Brunner ha voluto chiarire che gli accordi necessari saranno negoziati dalla Commissione europea e conclusi attraverso le procedure dell’Unione, con una decisione finale del Consiglio. Il commissario ha sostenuto che questa possibilità risponde anche all’esigenza di contrastare i viaggi irregolari particolarmente pericolosi verso l’Europa.

“Dobbiamo fermare queste persone il prima possibile, anche nel loro interesse, per salvare vite umane”, ha affermato, facendo riferimento ai rischi affrontati dai migranti lungo le rotte verso l’Unione.

Nel corso della conferenza stampa, Brunner ha inoltre richiamato l’attenzione sull’evoluzione delle rotte migratorie. Secondo il commissario, una delle principali criticità attuali riguarda un corridoio orientale che parte dal Bangladesh e dal Pakistan, attraversa i Paesi del Golfo e l’Egitto e raggiunge la Libia, prima di proseguire verso le coste europee. Come indicato dal commissario si tratta della rotta “più impegnativa che osserviamo in questo momento”, sottolineando la necessità di adattare gli strumenti europei ai cambiamenti delle strategie delle reti di trafficanti.

Il commissario ha spiegato che, nonostante la riduzione degli arrivi irregolari registrata negli ultimi anni, l’emergere di nuovi percorsi e modalità operative rende necessario mantenere una capacità di intervento flessibile e rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine e transito.

Rimpatri digitalizzati e procedure più rapide

Parallelamente alla revisione del mandato di Frontex, la Commissione ha presentato una proposta di regolamento per digitalizzare le procedure di rimpatrio, riammissione e reintegrazione.

L’iniziativa segue l’entrata in vigore, il 16 ottobre, del nuovo regolamento europeo sui rimpatri e intende facilitare lo scambio di informazioni tra le autorità nazionali attraverso strumenti digitali comuni.

Sempre secondo quanto sottolineato dai rappresentanti della Commissione UE, la digitalizzazione consentirà di ridurre il lavoro amministrativo e di ottenere un quadro più preciso della situazione delle persone che soggiornano irregolarmente nell’Unione europea.

“Ridurrà la documentazione cartacea e gli oneri amministrativi”, ha spiegato Brunner, annunciando che la Commissione intende procedere nella stessa direzione anche per le procedure di asilo, con ulteriori iniziative previste nel 2027.

Il nuovo sistema dovrà rispettare la normativa europea sulla protezione dei dati personali e le garanzie relative ai diritti fondamentali.

Riprendere il controllo delle frontiere per non alimentare l’estrema destra

Data la natura particolarmente sensibile sul piano politico della questione migratoria, Brunner ha inoltre precisato in che modo opererà la revisione dell’Agenzia per rafforzare la sicurezza non solo dei cittadini europei, ma anche dei migranti stessi, sottraendoli allo sfruttamento da parte delle reti criminali.

Per Brunner la sicurezza costituisce una condizione necessaria per garantire la libertà e la democrazia nell’Unione europea, ribadendo la necessità di una gestione efficace delle frontiere esterne. Il commissario ha quindi richiamato la situazione migratoria di circa dieci o dodici anni fa, affermando che all’epoca gli Stati membri non disponevano di un sistema comune sufficientemente strutturato per gestire i flussi.

“Il problema era che non avevamo regole, non avevamo un sistema e non avevamo il controllo di ciò che accadeva nell’Unione europea”, ha dichiarato.

Secondo Brunner, questa situazione aveva esercitato una forte pressione sui sistemi nazionali, compresi quelli di sicurezza, contribuendo ad alimentare il consenso verso le forze politiche di estrema destra. “Questo alimentava l’estrema destra. Ed è per questo che vogliamo riprendere il controllo”, ha affermato.

Il commissario ha sostenuto che le riforme europee degli ultimi anni stanno consentendo di recuperare la capacità di gestione comune dei movimenti migratori. “Con tutte le riforme che stiamo realizzando, stiamo riprendendo il controllo. Ed è per questo che sottolineiamo sempre che i numeri sono in calo. È quello che i cittadini si aspettano da noi ed è quello che stiamo realizzando”, ha aggiunto.

Sul rispetto dei diritti fondamentali è intervenuta, la vicepresidente esecutiva della Commissione europea, Henna Virkkunen, ha ricordato che Frontex dispone di uno dei sistemi di tutela più rigorosi tra le agenzie europee.

Virkkunen ha spiegato che il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo ha modificato il sistema di monitoraggio dei diritti fondamentali, introducendo obblighi di controllo indipendente alle frontiere esterne da parte degli Stati membri.

La revisione del mandato di Frontex, ha precisato, intende adeguare le competenze dell’Agenzia a questo nuovo quadro, evitando duplicazioni e rendendo più chiare le responsabilità. “Stiamo aggiornando il sistema al nuovo quadro giuridico, non indebolendo la tutela dei diritti fondamentali”, ha affermato.

Didascalia: foto illustrativa. Sito ufficiale di Frontex. 

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